terapia individuale
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terapia individuale

La psicoterapia individuale è un processo terapeutico che ha come obiettivo quello di cambiare, correggere e risolvere una situazione di sofferenza psicologica della persona. Il lavoro psicoterapeutico si sviluppa attraverso un rapporto a due, tra lo psicoterapeuta e il paziente, mirato a costituire la migliore alleanza terapeutica possibile, in un contesto relazionale sicuro, protetto e non giudicante, al fine di attivare le capacità di mentalizzazione del paziente stesso.
Ogni terapeuta utilizza il suo modello di base, che deriva dai più suffragati orientamenti psicoterapeutici (Cognitivo-Comportamentale, Sistemico-Relazionale, Sistemico-Familiare, Analisi transazionale, Cognitivo-Evoluzionista, etc.), in funzione della specifica problematica che il paziente presenta e vuole risolvere.

La terapia E.M.D.R. si integra a potenziamento del lavoro terapeutico per la risoluzione definitiva e rapida della problematica psicologica/psicopatologica in atto e si articola in sette fasi.

 

FASE 1

L’anamnesi

consiste:

• nella raccolta anamnestica e della storia evolutiva del paziente, con particolare attenzione agli eventi stressanti di vita (traumi dell’attaccamento, lutti traumatici, abusi psicologici/fisici, ecc.), individuazione dello stile di attaccamento ovvero la relazione genitoriale
• nella concettualizzazione insieme al paziente e nel concordare gli obiettivi terapeutici
• nella raccolta dei dati riferiti alla sintomatologia in corso, la loro durata, gli eventi scatenanti, analogie e collegamenti con la storia del paziente, problemi attuali e le strategie utilizzate fino a questo momento che possono aver aiutato o meno il paziente nell’affrontare il problema;
• nell’individuazione dei target da elaborare legati ad eventi positivi (reti adattive) e negativi nella storia del paziente
• nella valutazione dei livelli e delle risorse riferita alla stabilizzazione psico-fisica del paziente (abilità e strumenti posseduti dal paziente e quelli da sviluppare) in funzione dei livelli di stress psicofisico esperiti durante il giorno ed in particolare a seguito di eventi stressogeni della vita quotidiana.

 

FASE 2

Comprende la creazione di un’alleanza terapeutica, la spiegazione dell’importante da assegnare all’elaborazione dei vissuti personali, attraverso il modello A.I.P. (Adaptive Information Processing) che fornisce le basi neurobiologiche e causative della terapia E.M.D.R. Tale modello permette di comprendere come le esperienze disfunzionali reiterate (definite come traumi dell’attaccamento) oppure episodi singoli definiti come grandi Traumi, occorsi durante il corso dell’esistenza, possono bloccare il processo innato di elaborazione degli eventi e concorrere alla creazione di credenze e comportamenti disfunzionali per l’individuo che promuovono uno stato di malessere psichico perdurante. A tal proposito, il terapeuta ed il paziente concordano nella creazione e la validazione di un progetto terapeutico che permetta di cogliere i collegamenti rispetto al problema esistente con le esperienze di vita disfunzionali, portando alla conseguente risoluzione degli stessi problemi attraverso un processo terapeutico efficace e risolutivo in maniera definitiva.

 

FASE 3

Nell’assessment il terapeuta, dopo aver identificato e mappato i ricordi target fondamentali per il piano di lavoro, che prevede il raggiungimento dell’obiettivo terapeutico, indentifica gli elementi che contraddistinguono lo stesso ricordo (l’immagine peggiore, la credenza negativa associata con una scala di validità che il paziente riferisce della stessa cognizione, la credenza positiva desiderata , le emozioni e le sensazioni fisiche esperite legate al ricordo stesso, anche in riferimento ad una scala di intensità del disturbo esperito).
Vengono individuate così e valutate dal terapeuta le componenti del ricordo target ed i valori di baseline relativamente alle reazioni del paziente al processo terapeutico. Se tale processo dovesse necessitare di un ulteriore lavoro di stabilizzazione e preparazione da parte del terapeuta nei confronti del paziente (casistiche che comprendono gravi traumatizzazioni riferite ad eventi specifici, oppure traumatizzazioni complesse riferite ad eventi reiterati dell’attaccamento), la fase di assessment si sospenderà temporaneamente fino al raggiungimento di un livello adeguato di stabilità psico-fisica che permetta al paziente di non perdere la dimensione del presente e del setting terapeutico, come luogo protetto.

 

FASE 4

Fase di desensibilizzazione

Nella fase di desensibilizzazione il terapeuta ed il paziente incominciano l’elaborazione dei ricordi traumatici riferiti al vissuto di quest’ultimo e vengono effettuati set di stimolazione oculare bilaterale alternata, che permettono al processo terapeutico di entrare nel vivo della sua funzionalità. Nella procedura, a differenza di altre psicoterapie (altrettanto valide) come l’ipnosi terapeutica, il paziente rimane sveglio, vigile e protagonista dell’intero processo terapeutico. Tale fase la potremmo per semplicità esplicativa paragonare ad un processo di ristrutturazione cognitiva molto più veloce e potente da un punto di vista terapeutico e risolutivo per il paziente, in quanto, attraverso la riapertura di canali associativi, bloccati dal ricordo traumatico e possibile grazie alla stimolazione bilaterale, emergono continui “insight” (ristrutturazioni concettuale del problema) che permettono la diminuzione dell’impatto emotivo riferito all’evento e il riprocessamento dello stesso nella mente del paziente.
Il processo di desensibilizzazione termina in questa fase quando il paziente riferisce un livello 0 pari al disturbo percepito quando lo stesso prova a ricordare l’evento traumatico.

 

FASE 5

Installazione

A questo punto della terapia, il paziente dovrebbe aver fatto progressi significativi in termini di sensazioni legate all’evento originario, grazie al raggiungimento di numerosi insight, che permettono di vedere l’evento in una luce molto più positiva e adattiva rispetto all’esperienza di vita personale. In questa fase attraverso l’ulteriore utilizzo della terapia EMDR, è possibile installare e potenziare una risorsa personale positiva, desiderata e dichiarata dallo stesso in fase di assessment, che rafforzi nel paziente capacità e senso di autostima e permetta di trovare le forze e motivazioni per mettere definitivamente l’evento traumatico in una dimensione passata effettiva anche per la propria mente.

Tale processo permette la ristrutturazione cognitiva riferita a tutte le successive esperienze di vita denominate situazioni “trigger” che hanno fatto reagire l’individuo con modalità similmente disadattive per sé stesso.

 

FASE 6

Scansione corporea

In questa fase il terapeuta e il paziente si dedicano alle sensazioni corporee di disagio che possono ancora emergere rispetto alla rievocazione mentale dell’evento traumatico.
Attraverso questa procedura il canale corporeo riesce a liberarsi a pieno di queste sensazioni associate all’evento e si completa una fase di deattivazione del sistema di allarme di difesa espresso attraverso il corpo in funzione di un livello di stress disagevole percepito rispetto al ricordo dell’evento.

 

FASE 7

Chiusura

In questa fase finale il terapeuta valuta le condizioni di sicurezza e stabilità del paziente alla luce del lavoro terapeutico svolto relativamente al target traumatico trattato, che sarà stato considerato dal paziente desensibilizzato e collocato rispetto alla storia di vita in una modalità maggiormente riesperibile, ovvero raccontabile e oggetto di una importante risorsa per il paziente stesso, elevando i livelli di resilienza e crescita post-traumatica.
Il terapeuta inviterà il paziente a verificare, qualora si trovi in situazioni definite “triggeranti” ovvero attivanti del trauma nel passato, le differenti modalità di risposta di risposta maggiormente funzionali, e trascriverle con eventuali considerazioni sulle nuove risorse sviluppate.