terapia di coppia
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terapia di coppia

Il percorso di cura e sostegno alla coppia in difficoltà è per eccellenza un percorso breve e rivolto alla relazione che può prevedere percorsi singoli e interventi mirati alle dinamiche della coppia.

Il terapeuta esamina con la coppia il/i motivo/i della crisi di coppia, il patto infranto nelle reciproche aspettative e propone strategie di intervento a favore della relazione.

 

Per intraprendere un percorso di coppia con esiti positivi i requisiti fondamentali sono: accordo dei membri a partecipare agli incontri con adesione alle regole del setting, evitamento delle triangolazioni con altre relazioni esterne e patto di aiuto con il terapeuta.

 

Il percorso dopo una iniziale analisi della domanda, si articola in incontri in cui si lavora a favore della relazione e della comunicazione efficace nella coppia, esplorando con attenzione i vissuti, le aspettative, le emozioni e i pensieri sul presente, il passato e le proiezioni future.

 

Si analizza insieme al terapeuta l’intero percorso di evoluzione della relazione dall’innamoramento, alla costruzione del legame, all’arrivo o all’arrivo negato di un figlio, e tutte le situazioni di vita critiche che la coppia ha affrontato, superato e non.

 

Una panoramica importante viene eseguita sul tema della scelta del partner e delle famiglie di origine, rappresentandole in un genogramma familiare, strumento fondamentale per raccogliere la storia di tutti i componenti della famiglia e per restituire al singolo i “modelli di copia” provenienti dal sistema familiare originario e che incidono nella vita della coppia.

 

La formulazione del problema e l’impostazione dell’intervento, infatti, andranno a collocarsi all’interno dell’analisi del sistema di attaccamento, quello che più di ogni altro sistema interpersonale influenza la qualità delle relazioni d’amore, della regolazione emotiva dei singoli partner, che incide sul nostro benessere emotivo (Eisemberger, 2004; Coan, 2006) e che ricade inequivocabilmente nella dinamiche della coppia.

Un dispositivo, quello dell’attaccamento, che funziona allo stesso modo per uomini e donne e che necessita di interazioni intime e responsive piuttosto che corrette, efficaci e competenti (Gottman,1999).

 

L’influenza delle esperienze passate con le figure di attaccamento primarie (genitori di origine) si esprime attraverso la formazione nella mente di schemi e credenze negative su se stessi che persistono nel tempo e che tendono a guidare i comportamenti di cura e protezione di un individuo nei confronti di se stesso e del partner.

 

Il distacco emotivo, reale o percepito, del partner mette a dura prova il nostro senso di sicurezza e fa scattare nell’amigdala un segnale di allarme, quello che LeDoux (2003) definisce Paura Centrale, capace di determinare le nostre azioni in modo totalmente automatico e al di fuori del controllo della razionalità. In questo scenario, comportamenti esigenti e appiccicosi, o al contrario rivendicativi e aggressivi, assumono il valore di segnali di protesta più che di sottomissione o dominanza. Al contempo, la distanza e il ritiro non rispondono tanto all’intenzione di ferire o invalidare l’altro, quanto piuttosto risultano essere tentativi di autoprotezione dalla sofferenza e dal senso di impotenza.

 

Una volta identificate le strategie disfunzionali si lavora per modificarle a favore della relazione funzionale.

 

Nello specifico il lavoro riferito alla coppia viene svolto attraverso l’utilizzo di tecniche integrate ai colloqui che provengono da approcci riferiti alla psicoterapia ad orientamento sistemico-familiare e cognitivo-comportamentale o strettamente riferite alla risoluzione del trauma personale dell’attaccamento o di episodi singoli che inficia di riflesso la relazione (E.M.D.R., Eye Movement Desensitization and Reprocessing).

L’influenza del trauma personale o di coppia nella relazione

Le reazioni eccessive che si manifestano differentemente nei partner legata o ad un sovra-controllo o ad un sotto-controllo o un evitamento emotivo con interazioni continue e ripetitive, possono costituire dei “trigger” attivatori di ricordi traumatici incapsulati nel cervello e che vengono innescati involontariamente dal comportamento del partner.

 

Quando le esperienze di attaccamento sono particolarmente disorganizzate questo fenomeno avviene di frequente non permettendo la mentalizzazione dello stato emotivo proprio ed altrui (D. Siegel, 2007)

 

È necessario in primo luogo rivelare e descrivere l’origine ed il meccanismo del fenomeno sottocorticale attivato, riferito a processi autonomici pertanto poco consapevoli. In seguito, rielaborare con i protocolli EMDR i vissuti traumatici emersi, anche con la possibile presenza del partner, per costruire una nuova consapevolezza ed alleanza emotiva che supporta il circuito affettivo e lo sviluppo di un maggior livello di resilienza nella vita della coppia.